themerendmates™

lunedì, 10 dicembre 2007
ecco

ogni tanto sono qui. non so per quanto, ma intanto.


di mm1 alle 12:04 | Post Potabile | |

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lunedì, 14 maggio 2007
I know that my husband is tom stall, that's what I know

although raising the nose of the aircraft increases angle of attack and thus increases lift, this cannot be done without limit.

il mio ultimo post risale all'incirca ad un anno fa: il sudore macchiava la camicia del filetto di angus, angus andrew, faticavo a mettermi su quello che poi ho finito di lì in capo a un anno. di macchie ne riporto ancora i segni, nonostante quattro oculisti ognuno con parere diverso - tra cui anche un simpatico oculista nero, no, non ce l'ho coi neri,  il dottor hibbert dei simpsons mi consiglia di aspettare che quando avrei finito quel che ho finito di lì in capo a tre mesi sarebbe passato, e sono ancora qui a passarmi medicinali a caso, ed eccetera eccetera - l'occhio è caldo, più caldo del destro, mi preoccupa, andrò a fuoco, prima o poi?
nel rorschach, non ci ho visto gesù cristo nella quinta tavola, per cui sono normale.
forse un po' paranoico, un pochettino. e poi in fondo,,,

up to a certain angle of attack, called the critical angle of attack, pointing the wings upward continues to produce more lift.

personalmente affastello i dischi sulla libreria per potermi sezionare in molteplici stati emotivi e circostanze esistenziali, non tanto come supporto rammemorante - il che, sarebbe assai più semplice ricorrere ad un altro senso, l'olfatto ad esempio, per cui so esattamente a cosa ricollegare, e a chi, ammoniaca o zolfo, per dire; il problema sarebbe ricreare determinate sensazioni olfattive, ma il problema al momento non è questo -, ok sì, anche come supporto rammemorante,

i the doors, per esempio, sono di ivan, o di cristiannovelli, per dire, che ha poi influito pochissimo nella mia esistenza, il secondo, incommensurabilmente meno del primo, ma il secondo alle medie disegnava questa scritta ovunque, doors, con le 'o' come cerchi, e ripeteva assuefatto le porte le porte le porte della percezione in un dito montiel da periferia e io stupido credevo fossero una metafora sessuale, dal momento che cristiannovelli, cui paolo non restituì mai un gioco dell'atari2600, diceva anche parecchie parolacce grosse, tipo puttana; ivan ha anche, per sé, le orme e il balletto di bronzo, strettamente suoi, anche se il balletto rimanda anche a dove presi il disco, in via lecco qui a milano dove prima c'era un negozio di dischi usati diretto da due donne, incredibile, primo anno di università, poi chiuso quel negozio, peccato

ma soprattutto come enciclopedia degli stati affettivi, scatoline di risonanza per accordarsi all'istante. una stagione, e via via sezionando, un giorno, un'ora, quei cinque minuti, o trenta secondi più spesso, - l'ascolto digitale ha effetto precisamente su questo aspetto, da cui ne discende necessaria la compulsione - che hai in ricircolo non si sa bene cosa, scorre il dito veloce mentre scarti col pensiero ciò che quel disco non ha detto, questo non abbastanza, questo sarei scemo, questo quando ero giovane, e, oh, questo, ecco, questo, questo sì.

credo di aver preso la patente per poter spostare il campo d'azione dell'enciclopedia affettiva, mi piace guidare a lungo quando posso, ho scoperto, cose che uno scopre a diciotto anni, di solito.
pazienza.


however, beyond the critical angle of attack, the airflow behind the wing separates from the wing and becomes turbulent,

le cover che ho abbozzato qui sopra, il processo è lo stesso, ma a ritroso.
detto in certi termini, la musica mi si affanna per accompagnare l'evento di ciò che accade, una strana risalita che è quel che forse mi è più caro dell'ultimo anno trascorso sui libri e non c'è molto altro da dire, anche perché sono assolutamente fuori forma.
ridare una forma concreta alle sparse rose e cose erose e scarse serpi, mi paicerebbe.
dipende da dove si guarda la curva, che presa di per sé non ha orientamento.
 
and the aerodynamic effects that produce the lifting force largely disappear, and the wing stalls

correlato diretto è la difficoltà di trovare il disco adatto, these days.
lista dei termini proibiti, in questo momento, dopodomani. trascorrere. cv. che cosa fai? [non è un termine unico, ok]. così pochi che bastano.
non ho mai comprato così spesso il quotidiano in vita mia. anche due volte al giorno. se solo avessi speso i ventitré euro del mio conto in azioni google.
ma ho un bellissimo 13 di mc sweeney's e il futuro incerto è radioso, mi dico, nei sogni blu blu blu, e la la la.
dipende da dove si guarda la curva, le frecce rotolanti.

- that is, it ceases to provide enough lift to support the aircraft. At the same time, the turbulence greatly increases drag, which slows the aircraft down as it moves through the air, and this also reduces lift. As a result of these changes, the aircraft begins to sink rapidly towards the ground.

spluff.

[pazienza, per favore. un giorno il blog rilucerà di luce propria, inghiottendo qualsiasi blog inutile sulla faccia della terra 2.0. dave eggers copierà da noi. anche foster wallace. anche saviano. e moccia. se avete notato mastella era vestito come moccia al family day. ecologia è la parola del momento. se potessi chiamerei mia figlia segolina. eels, electro-shock blues].


di mm1 alle 23:14 | Post Potabile | commenti (29) |

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mercoledì, 14 marzo 2007
Yann Tiersen dal vivo: Amelie non abita qui



La gggente aspettava Amelie, le fisarmoniche, e i pianoforti, lui risponde no. Il problema pero' non e' questo, ma il menu' scotto che Tiersen ci serve in alternativa.

Si porta dietro il solito quartetto du' chitarre-batteria-basso (quanti sono in grado ancora di dire qualcosa di interessante con questa configurazione?) e ci distrugge le palle per due ore, rendendo evidente, oggi piu' che mai, quanto la musica rock (o post-quello-che-volete) strumentale costruita tutta sui contrasti dinamici e suonata coi soliti strumenti (si, anche Tiersen fa il verso a mogwai, godspeed ed esplosioni in de scai) non abbia più nulla da dire. L'ambiente dell'auditorium, in particolare (tutti seduti, acustica perfetta), ha reso in pieno tutta la ridicolaggine del voler suonare in questo modo.


Non a caso gli unici slanci sono venuti dall'inserimento di strumenti altri: L'onde martenot (vedi figura in basso) suonato da una gnappetta sorridente, il violino, la fisarmonica, il campionatore.






I pochi momenti in cui Tiersen ha deciso di espandere i passaggi piu' quieti e meditabondi, senza farli esplodere nella solita, telefonatissima, valanga di feedback, hanno dato vita a gioielli ambientali (l'ultimo pezzo e' stato l'unico che valesse veramente il biglietto).

La cosa che mi fa incazzare di Tiersen e' questa: che potrebbe, ma non fa
.




di mm3 alle 14:27 | Post Potabile | commenti (1) |

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venerdì, 09 marzo 2007
Scusatemi, non ho proprio potuto fare a meno di ascoltarvi

Il tempo premia colui che sa rassegnarsi all'attesa. Ci si credeva condannati vita natural durante a godere dei Polyrock solo su friccicante vinile (che avrà pure questo suo fascino arcano ma - diciamocelo - ccheppalleee...) e fai ciao ciao con la manina all'aureo sogno del dischetto argentato: per il cd non restava che sperare ed aspettare, ed io aspettando non godo, non so voi.

Arguments, agreements, advice, answers,
Articulate announcements

Eccheccacchio, avevano ristampato pure i loro compagni di merende (ma meno accarezzati dalla mano di Dio), gli Urban Verbs, ma i Polyrock niente. Che poi contavano qualcosa, no? Quello sposalizio tra sofisticatezza minimal-intellettuale (era il loffio scoreggione Philip Glass a produrli, coadiuvato dal fido braccio tecnologico Kurt Munkacsi) ed irresistibilità canzonettar-danzerina faceva una porca figura nel loro curriculum vitae, no?
No, ovviamente. Rimossi. Simon Reynolds nel suo capitale tomone sul Post Punk manco li menziona in calce e chi ne sa li liquida in tralice quali "sottoprodotto dei Talking Heads" (lo stolto guarda la pipita dell'unghia del dito del monco che indica la luna), [censura].

Babble, burble, banter, bicker bicker bicker
Brouhaha, balderdash, ballyhoo

L'epifania mi era giunta mediante etere radiofonico: l'ascolto un po' distratto di un arcaico Stereodrome condotto da Alberto Campo si era fatto via via partecipe ed appassionato sulle note della Your Dragging Feet di questi a me sconosciuti Polyrock, in una limpida sintonia tra onde e cardiache corde. L'agiografia a questo punto spenderebbe spiccioli quali "una canzone che mi ha cambiato la vita", non fosse una frase che si sente immancabilmente associata a qualche pezzo di Springsteen e dio mi liberi dal permettere che in qualche modo, seppur remoto, Brooooooce possa interferire anche di sguincio coi miei bioritmi.
E comunque già so che Your Dragging Feet, col suo fila e fondi di cori estatici su vellutate coltri di synth, me la porterò in tomba, e magari oltre (suppongo che davanti alle porte del paradiso ne suonino una versione arrangiata per ottoni e voci bianche).

Comments, cliches, commentary, controversy
Chatter, chit-chat, chit-chat, chit-chat,
Conversation, contradiction, criticism

Ma, insomma, la Legge dei Grandi Numeri significherà poi qualcosa: nella fluviale messe quasi quotidiana di ristampe più o meno giustificate (qualcuno là fuori sentiva davvero il bisogno dei fondi di magazzino dei Comsat Angels?) non c'era proprio posto per questi niuiorchesi esangui e perfino un po' sfigatini come la prammatica dell'epoca esigeva?
Il posto ora c'è: a giorni la Wounded Bird (non formalizzatevi sulla scrausezza del loro sito che lascia presagire il rischio di edizioni tarokke, è gente seria) pubblicherà in cd il primo eponimo dei Polyrock e pure il secondo Changing Hearts (dove la loro proposta si farà più epidermica e priva delle molteplici chiavi di lettura dell'esordio, epperò è da prendere pure lui, non foss'altro per la peculiarità del loro armeggiare attorno alla beatlesiana Rain). Fiato alle trombe, Turchetti: abbiamo atteso lungo la riva del fiume e l'agognato cadavere del nemico alla fine ci è scorso davanti (ehm, era una metafora: mica si chiedeva che il povero Polyrocko Curt Cosentino trapassasse sul serio, nel frattempo...).

Dialog, duologue, diatribe,
Dissention, declamation
Double talk, double talk

Dolceamara chiusura su note un tempo gloriose: la bloggheria ha dormito, come s'usa, su questa resurrezione (si sa, i Decemberists conciliano il pisolo come pochi), la stampa "ufficiale" (ma de che?) invece pure. Chi scrive è venuto a conoscere ficcanasando nelle pagine web di due suoi concittadini, in una discussione che avrebbe potuto benissimo captare intrespolato al bar, naso sulla Tassoni, per caso accanto agli altrui brandelli di conversazione (in effetti ho dovuto lavorare unendo i puntini e leggendo tra le righe, visto che la fatidica frase "guarda che ristampano i Polyrock" non figurava mai: un bel tacer non fu mai scritto).

Expressions, editorials, explanations, exclamations, exaggerations
It's all talk
Elephant talk, elephant talk, elephant talk

E la morale della favola sarebbe: sfruculiate a piacere i chiacchiericci del vicino, godete come saprofiti dei pertugi che l'altrui privacy lascia incautamente spalancati, sarà quella puntina di zucchero in più nel caffé che vi apre una giornata appena meno dura. Almeno fino all'arrivo del Garante di turno a fraccassarvi i maroni, ovvio.



 


di mm2 alle 18:57 | Post Potabile | commenti (3) |

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mercoledì, 14 febbraio 2007
I'm in love with a german filmstar



"...c'e' anche un video di 'german film star', che mi fa venir nostalgia di quando era difficoltoso ottenere notizie sui personaggi musicali e non, e li mitizzavi con tanta immaginazione. Adesso invece e' diverso..." (Stefano)

Nessuna voglia di drammatizzare, nessuna enfasi, neanche negli studi di top of the pops.
Il testo tutto centrato sul rapporto col mito e sulla sua possibile presenza. Le mani della cantante gettate in basso con i palmi rivolti in avanti, in segno di totale resa al l'idolo cantato. Questa estate sulla spiaggia solitaria tiene benissimo il passare del tempo, cosi' lucente e sospesa come un aliante che attraversa una fetta di cielo limpido senza fare una virata. Verso la fine, i riverberi del sole sulla carlinga fanno un po' di male agli occhi, prima che il miraggio si tuffi dentro un'altra nuvola.


di mm3 alle 23:47 | Post Potabile | commenti |

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domenica, 11 febbraio 2007
Acoustic Ladyland - cuts & lies, i minestroni e david lynch

Non sempre i minestroni complessi hanno un buon sapore, ma a volte, per qualche strana ragione il gusto risultante è perfetto.

Così, questo gruppo dalle idee decisamente confuse, dedito a un jazzcore piuttosto spoc
chioso, nel supremo sforzo (vedi immagine a lato) di realizzare il pezzo "simpatico"*, riesce dove altri giovanotti con la frangia continuano a sbattere la testa senza risultati: la perfetta sintesi tra rigori wave (specie il cantato) e jazzfunk noir bollente.

L'aspetto houseggiante che il pezzo faceva già intravedere è sviluppato nel pure ottimo "kissy sell out remix". E quegli accordi di piano soulful sul finale lasciano intendere altri possibili sviluppi...ma a questo punto il gusto minestrone comincia già a disgustare.

Trovate entrambe le versioni sulla pagina myspace del gruppo.

* La smania comunicativa si indovina tutta nelle inquadrature del video.

Le immagini più volte ricordano lo sguardo schizofrenico di Fred in "strade perdute" Lynch. Il personaggio di Bill Pullman era (guarda un pò) un sassofonista free jazz. Le strobo che illuminano il buio e il femminino sfuggente-Renee (qui Anne Booty è una Patricia Arquette in giallo).

Auguriamoci che il minestrone "inland empire" non sappia troppo di dado ;)



di mm3 alle 17:14 | Post Potabile | commenti |

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martedì, 06 febbraio 2007
In attesa dei prossimi Bark Psychosis

Ascoltando l'ottimo EP dei Jesu uscito l'anno scorso mi torna in mente "in sharky water" dei leggendari (?) Disco Inferno, che rimetto prontamente in rotazione. A Mr. Broadrick* manca solo il gusto per i campionamenti feticisti tipo Herbert e poi direi che il cerchio è chiuso. A questo punto aspetto i prossimi Bark Psychosis con trepidazione, no?

(tutto questo per dire anche che il nuovo dei Jesu è imminente: 20 Febbraio)

* Anima indubbiamente affine a quella del sottoscritto, come potete vedere mettendo a confronto questa diapositiva con quest'altra.


di mm3 alle 15:16 | Post Potabile | commenti (2) |

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sabato, 30 dicembre 2006
l'unica cosa che mi è data di fare,

nei brandelli di tempo concessimi da Zelda (perché bisogna sapere porsi delle priorità nella vita. Io ho scelto), è l'ascolto compulsivo-ossessivo (ossessionante, ossessionato) di I'll be by your side di Sally Shapiro.
Ed hai un bel dire di revival illuminato, di Lindstrom e Prinz (ho detto Prinz, prego...) Thomas, e teteskume vario -tipo il Dj Tonka di 84- che pretendono di rivenderci scorie italo mal -e mai- smaltite (Valerie Dore cosa nostra era, giù le mani, bitte)... di qui a vent'anni addietro è un continuum di purissima discoromanza, cuori al neon pulsanti su pads della Simmonds, il dramma che si srotola sui bpm: beoti ramazzottimisti che brancolano per Milano manco fossero nel film di Romero, baccanali petroniani al Nepenta, qualche volta nevica in giugno (con l'etichetta discografica della Shapiro che si chiama Diskokaine, puro caso?)...

bang, bang

(di colpo lei)

bang, bang.

Chi ha incastrato Terry Broome?

 


di mm2 alle 13:15 | Post Potabile | commenti (5) |

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mercoledì, 27 dicembre 2006
l'unica cosa che mi è data di fare,

   ...è parlarvi di un altro disco. La premessa si giustifica perché il buon proposito per l'inizio del nuovo
   anno era di darvi uno spionciono più ampio e chiaro sull'ombelico del sottoscritto.
   Propositi rimandati almeno per gli sgoccioli di 2007, visto che questo Benoit Pioulard  (Précis il titolo
   del disco) mi sta facendo alternativamente

   1) alzare il volume dell'amplificatore al massimo
   2) avvicinare alle casse per capire cosa diavolo ne sta venendo fuori
   3) aprire e chiudere il package del disco con la stessa frenesia di chi gioca col cubo di rubik

   Canzoni, eh, nulla di cui spaventarsi. Però i 3 sintomi di cui sopra li riconosco meglio del mio medico
   e so bene cosa significano ("significa che è uno dei dischi peggiori dei tangerine dream" non vale

   come risposta).

   Qualcuno direbbe pure pop acustico (ben scritto, peralto), ma anche un'esperienza sonica gloriosa,

   con tutte le conseguenze che potete immaginare sulla classifica di fine anno che  sul merendmates

   non faremo mai.




   Ogni tanto facciamo anche altro, ma non stasera.


di mm3 alle 22:06 | Post Potabile | commenti (1) |

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mercoledì, 20 dicembre 2006
l'unica cosa che mi è data di fare,

al momento, in pieno stress-da-tesi, è chiedermi chi è che può aver commentato, così come ha commentato, un post di due anni fa.

[lo dico ché è anche l'unica cosa che è cambiata sul nostro blog da tempo immemore]

update: altro che classifiche di fine anno. La Maratona Haiku di Stylus, questa sì, vale la pena. ovvio, bisogna conoscere i dischi.

Joanna Newsom - Ys
Fay diddle wain, oh!
And the bear tum tiddle moon
Oh god please kill me

[Peter Parrish]


a breve la nostra.
[aahahhaah]


di mm1 alle 13:38 | Post Potabile | commenti (5) |

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martedì, 17 ottobre 2006
Ben Harrow

Io: "Allora, come é stato il concerto?"
Collega: "Una figata_"
Io: "Immagino_"
Collega: "Davvero bellissimo, poi ha un gruppo della madonna...un bassista di almeno 120 chili"
Io: "Nero_"
Collega: "Sì, nero... bravissimo. Ben Harper ha fatto cose che non avevo mai visto. Ad esempio ad un certo punto ha chiesto al pubblico di fare silenzio e ha cantanto senza microfono_"
Io: "Dai! Poi?"
Collega: "Ha fatto anche Get Up, Stand Up_"
Io: "Cavolo, scelta originale_"
_

Ben Harper a Bologna, 16 ottobre 2006


(poi dice che uno si dà a Justin Timberlake)

(perchè qui? meglio)


di fidelio_mate alle 16:35 | Post Potabile | commenti (9) |

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mercoledì, 11 ottobre 2006
Cambronne mon amour (coprolalie a parte) a.k.a. The Knife dal vivo - Milano, Magazzini Generali, 10 ottobre 2006

I Residents (fiiiiiga!)
ascoltabili, finalmente.


di mm2 alle 16:43 | Post Potabile | commenti |

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domenica, 08 ottobre 2006
Chi ben comincia... [ocio, c'è lo spoiler]

Neanche dieci secondi trascorsi dall'avvio della prima puntata della terza serie di Lost (aho, dat's ammeriga, ora sì che ci si sente alla pari col mondo civile): primo piano di due mani che aprono la custodia del cd di Speaking in Tongues dei Talking Heads (edizione rimasterizzata Rhino), estraggono il dischetto, lo posano sul carrellino del lettore, frullio del carrellino medesimo, puntina laser che si adagia virtualmente su solchi opalescenti e - magilla!!! - dall'impianto si diffondono per l'aere le note di Downtown, nella sempiterna versione di Petula Clark. Ok, un incipit con Burning down the House sarebbe suonato telefonatissimo ma almeno Making Flippy Floppy...per chi ci avete preso? per degli ottentotti appena scesi giù dal pero?
Delusione e scorno, arridatece Villa Arzilla.


di mm2 alle 11:01 | Post Potabile | commenti (7) |

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sabato, 30 settembre 2006
Perder la testa ma star bene anche senza

E' scientificamente provato: tre uomini in barca (l'amico blogger, l'amico non blogger ma scrittore, lo scrittore (quasi) famoso)  forniti di due semplicissimi nonché allitteranti indizi quali

1) Sibilla

2) Sanremo

matematicamente si illumineranno d'immenso e proromperanno in un giaculatorio

עורו אחים בלב שמח

che traslitterato dall'Ebraico suona grossomodo

Uru Belev Sameach

?
??
delirium tremens?
divino dono delle lingue?
Piuttosto la dis-grazia di coetanei con la weltanschauung che ha la bildung nel festivalone sanremese early eighties, sorbito in tenera età, con le persiane kritike spalancate ed un bisogno fisiologico di eroi-eroine. Ed il Sanremo in quegli anni è bestia strana, ha il corpo pingue della tradizione e dello strapaese (Baudo già pippa e pippeggia a tutto spiano) ma viene dilaniato dagli artigli di un "nuovo" che sarà pure casareccio ed edulcorato rispetto a niueiv e pankettumi varii ma, insomma, si difende con dignità e ti frega ed ammalia tra le sue spire, con il Garbo di Radioclima che a risentirlo oggi pare assumere accenti quasi sylviani, guarda un po'.
E qui arriva Battiato, che all'epoca è ancora uno splendido e genuino cialtrone, lesto a sincretizzare a più non posso (alto-basso-dentro-fuori...tutto vale) e con Sgalambro e Gourdjeff che ancora non gli sono entrati in circolo, ha fatto il ginnasio e si è infoiato del mito di Pigmalione: i suoi anni ottanta saranno all'insegna del lancio-rilancio del femminino. Molte ciambelle gli riescono col buco (l'Ombretta Colli edonista-preberlusconiana di Cocco Fresco Cocco Bello, la compianta Giuni Russo di Un'estate al mare, Alice che con Per Elisa il suo Sanremo se lo vince pure e meritatamente) per altre il buco è quello nero dell'onta e dell'oblio
e del dramma.

1983, festivalone,
Sibilla nel gregge delle Giovani Proposte immortalata da TV Sorrisi posa accanto a Minghi (non ancora Stinghi) e bella non è, però fa tipo, il collo suo offre suggestioni degne di Modigliani, il naso importante e lo zigomo altero ammiccano ad un crossover tra la Callas e Claudia Brucken dei Propaganda. Il suo brano in scaletta è Oppio, di Battiato-Pio-Mostert, non dirige nessuno perché l'orchestra è in playback: Sibilla calca il palcoscenico, si avvicina al microfono e canta la canzone nella tonalità sbagliata, dall'inizio alla fine. Trombata, scompare rapidamente dalle scene e chissà se Battiato le manda ancora gli auguri a Natale.

Oppio non è poi che meritasse destino migliore: strumentalmente puzzava da fondo di magazzino (un cascame di Summer on a Solitary Beach, grossomodo) del Franco ed era prodotta con la manina sinistra, il testo mediava Paul Bowles e Marrakesch Express, il melograno nell'orto dietro casa, le guerre puniche, il sapor mediorientale, il residuo fricchettone del ballo-sballo ("
E' vero:dò i numeri, Dividili con me! Ho perso la testa ma sto bene anche senza", ossignore)...però all'altezza del refrain il cielo plumbeo si squarciava d'incanto:  lo sgolarsi d'una Erinni?

Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach

(e tutto d'un tratto, il corooo!!!)

Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach
Uru Belev Sameach

Son cose che segnano, bestie nel cuore che ti sei sforzato di rimuovere o che hai cacciato giù giù, tra gli intestini ma che al minimo accenno pavlovianamente riprendono a sbavare, in estatico furore. Questo è il segreto ed inconfessabile dramma di distinti ed apparentemente imperturbabili trentacinquenni (o suppergiù) col futuro ormai già sulle spalle. Mi interesserebbe la formula magica per ridurre in simili condizioni i fortysomething d'oggidì, a parer mio un ifix tchen tchen andrebbe benissimo.

 

 


di mm2 alle 17:09 | Post Potabile | commenti (12) |

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mercoledì, 23 agosto 2006
Un posto freddo in fondo al cuore (e dopo il concerto dei Junior Boys - Londra, The Luminaire, 10 agosto 2006)

Su Kilburn (quartiere ove è sito il luogo dell'evento) non nutrivo chissà quali aspettative: bastava la vivida-livida descrizione di quegli ameni paraggi data dall'Hanif Kureishi di The Black Album.
E la realtà pare non avere rispetto neanche dei sogni più squallidi, quindi ecco un tragitto metrò-Luminaire irto di pakistume ciondolante, lampioni baluginanti ed un'accoppiata pita-patatine (a marriage made in hell) a mo' di spuntino-cena che lo stomaco ancora grida vendetta: duecento metri appena a passo svelto per farti capire che il Frears (sceneggiato da Kureishi, guarda caso) di My Beautiful Laundrette vive e lotta ancora assieme a noi.
Il Luminaire poi rifugge ogni tentazione di tendensa: poco più che un pub espanso con un percorso obbligato retropalco-cabinadeldj-camerinoartisti-cesso che è tutto un programma.
Sovrasta ed impera uber alles una palla-a-specchio enorme che, sospesa sul palco, fagociterà ogni input luminoso risputandolo in foggia di un migliaio di occhi guizzanti (cit.).

Un accettabile gruppo di supporto (i Metronomy da Brighton, synth-pop ironico e danzereccio, agevolmente digeribili), il signor Four Tet che mi si piazza proprio accanto, un disturbante scatto di genialità nella scaletta preconcertistica del diggei di turno (6.4 = Make Out di Gary Wilson: se ne sproloquiò a tempo debito).

Signori, i Junior Boys.

Il dinamico duo (più uno: un batterista che enfatizza ogni spinta ritmica con precisione e gusto) dal Canada sale sul palco ed il muro delle certezze inizia a sgretolarsi per lasciare il posto al cedimento strutturale: ma come??
il giovincello smagrito e dall'incarnato di porcellana non è il cantante??
la voce che lievitava dai solchi di Last Exit avrebbe fatto il paio perfetto con quell'esile figura che preferisce invece celarsi dietro ad un accrocchio di sequencer, laptop e synth analoggico per lasciar posto al microfono ad un orsacchiottone rossobarbuto in uno stazzonato completo di lino bianco improponibile dati i tempi, i luoghi, la taglia ed il giro-vita.
L'orsacchiottone smoccola un po' di improperi all'ampli collegato al basso che reca a tracolla (un rapporto già tormentato destinato ad incancrenirsi sempre più col passare della serata) e via: "questa è una canzone del nostro nuovo album che voi non potete conoscere" (ghigno) e The Equalizer già fende l'aria tra l'estasi di una voce che aspira alla santità ed il tormento di una ritmica che tramortisce e lascia al tappeto, quanto è tagliente nei suoi spigoli...
dalle nuance pastellate del disco ai cromatismi accesi e manichei a la Mondrian della sua resa "a vivo" non si paga pegno: erano guastatori, ora sono truppe d'assalto ma hanno vinto senza fare prigionieri, al solito.
E si sorride al pensiero della pletora di riferimenti sprecati dai re-censori nel tentativo di redarre la ricetta dei JB quando l'ingrediente principale è pronto a spiccare schietto e non adulterato sulle assi del palco: i Boys sono i New Order per il nuovo millennio, mutatis mutandis e con i dovuti distinguo del caso, certo, ma la possanza delle linee di basso piteruuchiane esibite dal Greenspan on stage pare lì a testimoniarlo.

Ma è tutto un florilegio di brividini lesti a serpeggiarti lungo la linea delle coronarie: lo spleen cuore-in-mano di Birthday viene esibito in una nudità tale da rasentare il rossore dell'imbarazzo sulle gote, In The Morning è come il Frankie Knuckles di Your Love semiassiderato nella tundra del sentimento, il toboga emotivo di Teach Me How to Fight ed il momento -me l'aspettavo, ma quando arriva non ti trova mai pronto e preparato quanto crederesti- più magico di tutti: una FM eseguita come se si fosse al festino da ballo di Tempesta di Ghiaccio (che poi c'era il festino da ballo in Tempesta di Ghiaccio? vai  a sapere), tra faville di suono e luce che si inoltrano giù a recar ristoro in quel posto freddo che è in fondo al cuore.

Luci.

Sipario. 

Massìdaichetornano.

A gentile richiesta ecco il bis-che-non-è-il-bis, dopo quel senso di torpida definitività infuso dalla magia che scioglie l'incantesimo di FM, ecco una Under The Sun che già figurava anomala nel disco d'esordio con quelle scansioni tanto marziali e che qui, robotizzata allo spasimo e  con le ritmiche ingrassate ad evidenziare il passo dell'oca, suona pericolosamente vicina alla Another Brick in the Wall (part 1) (anatema!!!)  finché non interviene l'angelo sterminatore Greenspan col biblico furore di un suo assolo salvifico di chitarra ad abbattere il Muro e spazzarne via i cocci. 
Misericordia, gaudete igitur.


di mm2 alle 01:54 | Post Potabile | commenti (4) |

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venerdì, 05 maggio 2006

suggestione mentre faccio colazione ascolto flowers of romance mangio le macine del mulino ma del pacchetto di natale con il pan di toni dietro spiegato son tutte molli le vorrei buttare ma costano oltretutto è anche il pacchetto famiglia, le macine, pensavo non è che i liars stanno facendo proprio quel percorso quello che i public image limited quando c'erano i public image limited hanno fatto i public image limited?

foto di Amit Suduna teoria sicuramente più raffinata, è quella di fidelio, che tutto sommato - dice fidelio - mutatis mutandis, i liars si stanno confermando i nirvana del ventunesimo secolo.
spero per il cantante dei liars che non gli gira di morire anche a lui.
anche se, dalle foto, proprio contento, non sembra.

[ come si sarà notato, un post al giorno è impossibile. l'esperimento è fallito. o scrivo delle cosine che mi vergogno anche io, come questa, e allora si può fare, ancora ancora, un post ogni due giorni, oppure è meglio che mi dedico ad altro. come a capire se pioverà, stamattina, esco in bici oppure no? ecco, questo è difficile ]


di mm1 alle 09:58 | Post Potabile | commenti (6) |

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giovedì, 27 aprile 2006
[COVER] Daft Punk - Something About Us

ho deciso che scrivo.
così, pensandoci, magari mi passa l'attesa.
anche se, ad essere sinceri, son già tre giorni che (sabato, domenica; ed oggi, lunedì).
due, ad essere sinceri sinceri, contando la cosa della stazione, ma una cosa così triste, che non mi va di parlarvene.
ho riaperto la foto che ho scattato ai giardini, dietro casa sua, e sono rimasto per un po' con lo zoom sul suo occhio sinistro - il destro non c'è, la foto è tagliata, ci sono, metà io, metà lei, per la fretta di fare una cosa di cui mi vergognavo abbastanza, di fare.
io, le foto in pubblico, mi imbarazzano; se tutti mi notano, allora è fatta, la foto sarà sicuramente uno schifo.
quella foto a metà, però, non è neanche male, la foto mia e di anna.
anna si è rifidanzata da poco, con un altro, uno che si chiama come gli americani nei film, ma che non ho mai visto, lei non vuole, dice, non sarebbe giusto, per nessuno dei due.
ci siamo lasciati tre mesi fa, ma io ci penso sempre, ad anna.

la foto l'avevamo fatta per caso come una cosa da niente che non ci dai peso e invece, adesso, per me, la foto la guardo alla mattina al pomeriggio, alla sera.
se sospiri, mentre apri la foto, vuol dire che sei completamente irrecuperabile.

ad anna le scrivo dei messaggi sul cellulare, per far passare un po' l'ansia.
anna, mi ha detto, non essere triste.
Ieri sera, mentre ero sull'altalena, che io vado sempre al parco quando mi viene da pensare le cose dense, ascoltavo le canzoni di daft punk sul walkman, e ci pensavo moltissimo, a lei, specie quando c'è quella canzone che fa, i need you more than anything in my life, che vuol dire, ho bisogno di te tantissimo, nella mia vita.
lo dice più di una volta, perché si vede che non è convinto.
io, invece, sono convintissimo.
è che succede, delle volte, m'investe l'idea di lei come un autoarticolato, e mi schianta a terra.
quando si è ancora innamorati, succede.

lei, non ho capito che abbia in testa.
che da qualche parte sento che mi rivuole, da un'altra parte sento che non mi vuole, da un'altra parte ancora, non sento niente, come un’anestesia al cervello; dal mio punto di vista, che è sempre quello da chi sta sul pianerottolo dell'amore, coll'ascensore rotto.
una mia amica dice che è tutto normale, che ci vuole tempo.
un tempo che sa di silicone; ed è anche giugno.
la mattina l’asfalto è già caldissimo, mettere un piede dietro l’altro, mentre affondo, mi costa sempre più fatica.

***

anna, in questo momento, mi ha scritto un messaggio sul telefono.
io giro attorno ad una cosa, che non le posso dire.
se gliela dico, finisce che non mi scrive più.
mi parla del cane che le torna indietro sporco e gli deve fare il bagno e dell'avvocato di suo padre che deve parlarci, dopo aver cucinato.
il problema è che le ragazze, a vent'anni, sono bellissime.
c'è tutta una vita ordinaria, che quando la tieni in mano fa anche un po' schifo, che corre dentro, a loro, e non lo sanno.
questa vita ordinaria, che mi permetterebbe di fare delle previsioni, se fossi lucido e non innamorato, questa vita che poi si ridurrà ad un'equazione di primo grado, le sta ancora prendendo le misure del corpo di cui abuserà l'ospitalità fino a prosciugare ogni resistenza interna; ma a quell'età lì, quando ancora non si rendono conto di nulla, la vita succede che sbatte contro le pareti, che sarebbe la pelle dal di dentro, vibra fortissimo e butta fuori delle radiazioni che non capisco, ma che colpiscono il mio stomaco con il fragore assordante di quando buttano giù le ville abusive in sicilia o david copperfield si fa esplodere nei palazzi, ma poi esce intero senza neanche una virgola di polvere, pure tutto pettinato.

***

sono le tre del mattino e giro col mio computer su internet, milano sembra una wok col coperchio d’acciaio sulla testa.
alle ore tardi mi piace la musica di daft punk ad alto volume che provo ad abbattermi la depressione.
giro nei siti porno cercando di respirare un po', che anna non mi risponde al mio ultimo messaggio, o magari è al telefono con l'altro, quello col nome americano, e in queste pagine dei siti porno, dove ci sono tantissime donne nude che ammiccano, le tette enormi, rifatte, e poi devo pagare, mi viene da vomitare.

***

alla finestra, le tapparelle erano su per metà; la stanza, rimasta sola, rifletteva gli estremi barlumi della notte.
guardò la strada per un po', sporgendosi dal davanzale, le poche automobili che passavano, l'edicola ancora chiusa.
gli stava di faccia la luna, grandissima e gialla e spuntata da chissà dove, forse cresciuta nel ventre della terra.

domani, sapeva, le avrebbe telefonato.

 

[e per chi non fosse malauguratamente in possesso del pezzo in questione dEi daft punk, eccolo qua]


di mm1 alle 02:37 | Post Potabile | commenti (13) |

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martedì, 25 aprile 2006
Vergogna

Della propria quotidianità può capitare di vergognarsi, anche se gli altri ti esortano a scriverne e tu sai che la vergogna costante è il tratto caratteristico del terribile burguàs (quello che ai sondaggi non ti dice per chi vota). Se provassi imbarazzo per i trattati sulla non-scrittura e per l’essere schifosamente sano come un pesce (al contrario di mm1), sarei ancora più scoraggiato. Purtroppo non scherzavo mica quando scrivevo che posso dirvi di Mostacciano e poco altro (vergogna!). Guardando quel “poco altro”, mi limito a  registrane la sempre minor coincidenza con la televisione.

Bene? Macchè, non si scappa.“Guarda più televisione!”, fustiga un accorato Massimo Coppola l'ormai superstar Francesco Caruso (vergogna!). Lui, vera pietra dello scandalo di queste elezioni, spiega un pò imbarazzato di aver giustificato ai compagni la sua candidatura con le impellenti necessità anti-berlusconiane (vergogna!): bisognava pure fare qualcosa in prima persona per mandarlo a casa. Bravo Francesco, ma nel 2001? Berlusconi non era un pericolo anche allora? (vergogna!) Il candido candidato Caruso risponde che ai tempi il movement era in tutt’altre faccende affaccendato, che l’orizzonte politico era diverso e che, sostanzialmente a noi nun ce ne fregava nu cazz’ di queste beghe.

Adesso però, al Caruso, capita sempre più di guardare coi compagni i comizi televisivi del cavaliere (forse con un po’ di vergogna). Coppola incalza con le mani giunte, gli occhi sgranati e la sociologia spiccia del new riformista: cazzo Francè, per capire l’elettorato la tv devi vederla da solo, come il lavoratore che arriva a casa dopo le famose ottoore, mangia, si addormenta e si sveglia improvvisamente alle undici sprofondato in poltrona, proprio quando Berlusconi ospite da Vespa lo avverte che bisogna difendersi dai comunisti. Quello poi si alza la mattina e in testa ha solo un pensiero: liberarsi dai comunisti, appunto. Caruso, che di sociologia non sa nulla ma di sicuro è più ferrato sulle ricerche di mercato, dimostra di conoscere i propri polli e taglia corto: “a noi di questi qui non ce ne frega nu’ cazz’” (aridaje).

Nel frattempo penso: che bello, mi riconosco nel profilo sommario dell’elettore tracciato da Coppola (vergogna!). Con la differenza che esausto, dopo le mie (dieci) ore di lavoro, in tv guardo solo, ironia della sorte, lo stesso Coppola o, al massimo, faccio gruppo d’ascolto a la page per “Lost” il lunedì sera (dite che non basta, eh? Vergogna!).

Sono questi i casi in cui vorrei mi venisse incontro l’illimitata potenza del mio nuovo organismo celibe, glorioso e scevro da sensi di colpa di cui mm1 e io potremmo parlare chissà per quanto insieme a sor Guattari. Boh: per il momento ho come l’impressione di avere parecchia insalata nel cervello pure io, come l’elettore di cui sopra (e quindi, inesorabilmente, vergogna!).

La sensazione si è fatta più insistente qualche giorno fa, quando mi è capitato di vedere in tv perfino un Aldo Nove del tutto inerme, disinnescato dall’ “esule per qualunquismo” Gianfranco Funari, che ha subito captato le potenzialità sensazionalistiche neanche tanto nascoste nel suo ultimo libro (“Aldo, te sei proprio uno strano, però me stai ‘na cifra simpatico”).

E io qui a rodermi il fegato, mentre Giannini si gode dalla tomba il suo trionfo sui vivi. I morti, quelli, non si vergognano di sicuro.


di mm3 alle 12:08 | Post Potabile | commenti (4) |

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lunedì, 24 aprile 2006
#1 - caciocavallo

ho vissuto la maturità come un'uscita di galera, che mi ha lanciato come una fionda a giro per il mondo per un anno, in barca e a piedi. Lo so, forse era meglio se non tornavo.

eh lo sapevo, che mi succedeva qualcosa.

dev'essere stata l'ὕβρις del post precedente, non so, stamane mi solo alzato con un mal di schiena paralizzante - non è l'ernia, che c'ho e me la tengo, nonostante i venticinque appena compiuti -, ma un qualcosa di amorfo, radicolare e massimalista, tra le scapole, il collo e la settima dorsale, che il vantaggio di un'intramuscolo di diclofenac, che in genere risolleva un elefante, per un mal di schiena massimalista, è stato quello di spezzettarlo in dolori locali e con penetrazione a fittone.
dovresti fare dello sport, dice francesca, che da quando hai smesso per l'ernia, fai più niente.
eh, ma non è che tutti quelli che non fanno sport, sono ridotti così, nicchio.
nicchio perché ha ragione ha - dovrei fare dello sport, del nuoto, già, o, perché no?, del pugilato.

[tutto questo stupido preambolo per] parlare di una raccolta di tre racconti dal titolo pugni, di tale pietro grossi, che c'ha più o meno la mia età, l'autore, classe 1978, di cui un po' tutti han detto bene, se non benissimo, ed io, che son qui che ogni giovane che pubblicano lo devo demolire in attesa del mio opus magnum, mi ci sono messo pure io, a leggerlo.

eh, ma come si fa, pugni, è brutto.
brutto che sembrano gli esercizi di un corso di scrittura creativa, e non lo dico mica a caso: il grossi, a quanto inequivocabilmente pare dalla sua scheda qui, s'è fatto un master alla scuola holden di baricco.
ma l'avete letto mai, baricco?
Ma io non so, non ce li darei mica, i miei soldi, per imparare a scrivere - dice la schedina della scuola, che non è scema, dice, lo so lo so, che il talento è un'altra cosa e non lo s'impara da nessuna parte, ma bisogna “capire come funziona il giocattolo” e allora t'insegno "le tecniche con cui gli oggetti di narrazione sono prodotti, in continuazione, nel presente".
ah, io, che era un giocattolo, non me n'ero mai accorto.


***

[abstract di seduta di training motivazionale, torino, aprile 2000]

dai, pietro, dai, DAAAAAI, che gliela mettiamo in culo a tutti!
dai, pietro, altro che paolo nori che non succede mai niente!
dai, pietro, altro che aldo nove e i cartoni animati da checca!
dai, pietro, altro che gli anni ottanta, l'italia, vermicino, craxi, ma, chi cazzo crede di essere, quello!
dai, pietro, altro che i nuovi americani minimalisti o l'empietà sudafricana!
dai, pietro, dobbiamo tornare a narrare, alle grandi narrazioni, la gente non ce la fa più a non capire due riferimenti su tre, a perdersi tra molti cazzi e pochissimi canguri… la gente vuole i canguri, meglio se incinta, e una distesa di sabbia bianchissima e le vecchie cose di una volta, le vedi le pubblicità del mulino bianco? ecco, quelle: cose facili, belle identificazioni introiettabili…
cazzo, dai, con questi racconti, vedrai, i tuoi diecimila euro, alla sellerio, non ti stampano sull'edizione classica, mi diceva marina, come si chiama, memoria, memorie, non mi ricordo, ma su un'altra, il "contesto" si chiama, ti va bene uguale, no?, il "contesto"?
pietro, vedrai, te lo dico io, che ne ho venduti di libri io, coi miei romanzi, io, io sono un romanziere, le grandi narrazioni, eh, altro che i critici, sui miei romanzi c'è scritto romanzi bello grosso, così il lettore lo sa subito e prima, con chi ha a che fare.


***

eh, pietro, lasciamelo dire, che palle!: ti ho sentito, a fahrenheit, parlare dei pugni che si prendono in faccia, i tuoi personaggi, dalla vita; ma io, boh, non li leggo da nessuna parte.
i pugni esplodono in faccia i denti, pietro, e le iniziazioni fanno un male cane e il più che si riesce ad assestare sono calci alla cieca e una frustrazione perenne di vita sovrabbondante e quella sì, sorda e muta, che scappa da ogni lato.
ma te no, che fai? mi vieni fuori con questa scrittura ben addestrata che ti euclorizza la frutta di stagione, che sa nascondere la polvere e il sangue sotto il tappeto, come un seminario senza gioventù; racconti senza tempo, sì, ma la temporalità infinita delle favole della buonanotte - così noiose e inumane…
e su tutto, quella gabbia che soffoca ogni cosa ad uso e consumo tuo, che saresti l’autore, l'innocenza, e la miseria, della ragionevolezza - ed è un enorme, gigantesco, narcisismo reattivo di rivalsa, secondo la ben nota legge “maurizio costanzo” che espunge ogni soluzione altra rispetto alla normalità e la trasforma in fenomeno da baraccone, una bestia da impagliare ed esporre, i doppelgänger neutralizzati e zittiti, interrotti nel loro filare una propria linea di fuga narrativa [cfr. i personaggi, sconfitti e perduti, del sordomuto boxeur, del fu-amico-scimmia e del fratello-figliolprodigo-renitenteallaleva].

forse son io che mi sono allineato alle voci afone ed alle sbobinature violente di quei soliti autori lì, pietro, quegli autori che da un po' di tempo sembra quasi una colpa esserne mortalmente affascinati, ma, secondo me, che da piccolo mi mettevano nell'ultimo banco da solo perché chiacchieravo troppo, era meglio se non tornavo.



ps. questo post, piccino e bruttarello perché nato storpio, lo dedico alla mia amica del cuore emma (si sa mai che molli antonio).


di mm1 alle 02:46 | Post Potabile | commenti (2) |

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sabato, 22 aprile 2006
non un'idea giusta

tenterò un esperimento, difficilissimo.
scrivere un post al giorno.
anche una riga, anche i metapost deprimenti sulla non-scrittura: basta scrivere.
mi spiace che il blog stia naufragando; o meglio, che la maniera d'intendere questo blog stia naufragando.
perlomeno, da come la vedo io.
vorrei provare così, col disimpegno, da che sembra che sui merendmates pesi la condanna della compiutezza.

forse, il vero problema, è la distanza.

***


scriverò, dunque, della distanza.
mi ci vuole un inizio.


di mm1 alle 00:51 | Post Potabile | commenti (2) |

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